Centro Asiatico per i Diritti UmaniCentro Asiatico per i Diritti Umani


Bangladesh: le popolazioni indigene massacrate per impossessarsi della loro terra


Traduzione dell'originale reperibile all'indirizzo http://www.achrweb.org/reports/bangla/CHT012010.pdf

Indice

I - Riassunto esecutivo
II - Dettagli degli attacchi contro gli indigeni Jumma
    A. Il numero dei Chakma indigeni uccisi
    B. L'arresto di indigeni feriti
    C. Distruzioni inferte
    D. Le condizioni dei profughi interni (IDP, Internally Displaced People)
III. La reazione delle autorità: nascondere la verità
IV I retroscena degli attacchi contro le popolazioni indigene nel Sajek
V Conclusioni e raccomandazioni
    Raccomandazioni
Note

I - Riassunto esecutivo

Resti tempio buddhista incendiatoStatue del Buddha bruciate a Banani Bana Vihar, Gangaram Doar

Il 19 e il 20 febbraio 2010 membri dell'esercito del Bangladesh e coloni illegali uniti sotto il comando del tenente colonnello Wasim, comandante della base dell'esercito della zona di Baghaihat, hanno sferrato congiuntamente un attaccato in grande stile contro la popolazione indigena Jumma in quattordici villaggi dell'area dell'Unione di Sajek sotto il distretto di Rangamati nella catena delle colline Chittagong (Chittagong Hill Tracts, CHT) in Bangladesh.  Nel corso di questi attacchi premeditati iniziati nella notte del 19 febbraio i coloni illegali con il sostegno dell'esercito delBangladesh hanno incendiato e distrutto dalle 200 alle 300 case1 degli indigeni Jumma e Chakmas nei villaggi di Gangaram Doar, Retkaba, Hajachara, Guchchha Gram, Balughat, Simanachhara, Baipaichhara, Suranganala, Kerekkaba, Jarulchhari, Dane Bhaibachhara, Bame Bhaibachhara, MSF Para e Purbapara sotto Sajek Upazila2.  Inoltre nel corso di questi attacchi sono stati ridotti in cenere almeno sette negozi a Ladumani bazaar, un centro di villaggio sponsorizzato dallo UNDP [United Nations Development Programme] a Gangaram Doar che forniva assistenza agli abitanti indigeni del villaggio, una chiesa e un tempio buddhista3.

Durante tutto il tempo dell'attacco i coloni illegali delle pianure hanno avuto il pieno e diretto sostegno dell'esercito del Bangladesh.  Quando i coloni hanno incendiato i villaggi jumma l'esercito ha aperto il fuoco contro i Jumma uccidendone almeno sei e ferendone almeno altri 25 mentre molti altri sono dati per dispersi.

Il corpo di Laxmi Bijoy Chakma, ucciso dall'esercito del BangladeshIl corpo di Laxmi Bijoy Chakma, ucciso dall'esercito del BangladeshPer aggiungere al danno la beffa sei abitanti di villaggi jumma coinvolti negli attacchi contro i Jumma condotti dal 19 febbraio 2010, si è saputo siano stati arrestati dopo essere stati accolti all'ospedale di Baghaichari4.

Almeno 1.500 indigeni sono in fuga fin'ora5.  A questi Jumma profughi le cui case sono state ridotte in cenere non è stata fornita alcuna assistenza o riabilitazione.  La maggioranza vive ancora nella giungla e all'addiaccio. le cui case sono state date alle fiamme, stanno cercando rifugio nella giungla.  I più sono ridotti alla fame avendo perso le loro scorte di cibo, distrutte dagli incendi.

Per impedire che si sappia la verità è stato imposto il coprifuoco nell'area di Baghaihat, coprifuoco che rimarrà in vigore fino al 23 febbraio 2010.  Effettivi dell'esercito del Bangladesh hanno impedito agli osservatori indipendenti, inclusi i giornalisti e agli attivisti per i diritti umani, di visitare le aree colpite per nascondere la verità.  Il 20 febbraio 2010 due giornalisti di quotidiani bengalesi, il Samakal e il Prothom Alo, avevano tentato di visitare le aree attaccate dai coloni illegali.  Questi ultimi gli hanno impedito l'accesso e hanno incendiato la motocicletta del corrispondente del Samakal6.

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II - Dettagli degli attacchi contro gli indigeni Jumma

Laxmi Bijoy Chakma trasportato al suo funeraleLa moglie del defunto Laxmi Bijoy ChakmaIl pomeriggio del 19 febbraio 2010 un gruppo di coloni illegali delle pianure si sono recati nell'area di Gangaram Doar e hanno eretto dei pali sulla terra degli abitanti Jumma per costruirci delle case.  Gli residenti dei villaggi jumma hanno protestato e hanno opposto resistenza contro i coloni illegali.

Alle 8:30 pomeridiane centinaia di coloni illegali delle pianure guidati dai leader della  Sama Odhikar Andolon (un'organizzazione degli stessi coloni), con la piena protezione dell'esercito del Bangladesh proveniente dalla zona di Baghaihat dell'8° Bir Bengal, sono tornati nell'area di Gangaram Doar e hanno iniziato ad appiccare le fiamme alle case degli abitanti dei villaggi jumma.  Almeno 35 case, inclusi 7 negozi, una chiesa e un centro di villaggio gestito dallo UNDP nei tre villaggi jumma di Gangaram Doar, Siminachhara e Balughat sono stati distrutte dalle fiamme.  Mentre i residenti si davano alla fuga nella giungla per sfuggire agli attacchi i coloni illegali razziavano le proprietà dei Jumma7.

Gli attacchi sono continuati il 20 febbraio 2010.  Quando i residenti dei villaggi jumma si sono radunati a Gangaram per protestare contro gli attacchi i coloni illegali li hanno nuovamente attaccati con armi da taglio, machete e bastoni.

Invece di fornire una protezione adeguata ai Jumma l'esercito gli ha richiesto di abbandonare l'area per la loro sicurezza.  Intorno alle 10:00 mattutine del 20 febbraio 2010 l'esercito ha cominciato a percuotere i Jumma che si rifiutavano di abbandonare i loro villaggi.  Quando i Jumma hanno protestato e si sono rifiutati di andarsene i soldati hanno aperto il fuoco indiscriminatamente contro di loro.

Quando l'esercito ha aperto il fuoco i Jumma si sono dati alla fuga.  A questo punto i coloni illegali hanno dato alle fiamme le case jumma dei villaggi di Hajachara, Guchchha Gram, Balughat, Simanachhara, Baipaichhara, Suranganala, Kerekkaba, Retkaba, Jarulchhari, Dane Bhaibachhara, Bame Bhaibachhara, MSF Para e Purbapara.  Almeno 160 case sono state incendiate.

I coloni illegali delle pianure hanno anche distrutto nelle fiamme il Banani Bana Vihar, un tempio buddhista.  Il monaco del tempio, il ven. Purnabas Bhikkhu, è riuscito a mettersi in salvo.  Le due statue del Buddha, una delle quali era stata donata dal governo thailandese, sono state bruciate insieme alla struttura del tempio.

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A. Il numero dei Chakma indigeni uccisi

Figli della defunta Sig.a Buddha Pudi Chakma, da sin. a des. Sunita Chakma, Jewel Chakma e Runa ChakmaIl numero preciso degli indigeni uccisi dalle forze di sicurezza e dai coloni illegali delle pianure non è noto.  Il sig. Sudarshan Chakma, presidente del Baghaichhari Upazila (sottodistretto di B.) ha dichiarato che dieci persone sono rimaste uccise negli attacchi, ma non è stato possibile recuperare i loro corpi perché l'area è completamente controllata dall'esercito delBangladesh.  Secondo Parbatya Chattagram Jana Samhati Samiti (PCJSS) otto indigeni sono stati uccisi e 25 sono stati feriti da colpi d'arma da fuoco8.

Il Centro Asiatico per i Diritti Umani è riuscito ad ottenere la seguente lista degli indigeni jumma uccisi negli attacchi:

  1. Sig.a Buddha Pudi Chakma (34 anni), moglie del Sig. Uttam Chakma di Baghaihat Gucchagram;
  2. Sig. Laxmi Bijoy Chakma (30 anni) di Golakmachara
  3. Sig. Liton Chakma (35 anni), figlio del Sig. Karunamoy Chakma di Baibachara;
  4. Sig. Bana Shanti Chakma (28 anni) di Gangaram Duar
  5. Sig. Nutunjoy Chakma (28) di Golakmachara e
  6. Sig. Debendra Chakma (43 anni)9.

La polizia ha confermato la morte di due Jumma, ossia Buddha Pudi Chakma e Laxmi Bijoy Chakma10.   Dal pomeriggio del 20 febbraio 2010 l'esercito ha imposto il coprifuoco sotto il paragrafo 144 nell'area di Baghaihat per nascondere la verità al mondo.  Non è stato possibile recuperare molti dei corpi degli altri uccisi11.   È stato sostenuto che il coprifuoco sia stato imposto per permettere agli effettivi dell'esercito e ai coloni illegali di occultare i corpi di numerosi indigeni uccisi negli attacchi.  Molti jumma sono anche dati per dispersi.  Di alcuni dei dispersi sono state rese note le generalità12:

  1. Rupen Chakma (18 anni), figlio di Bindu Chakma;
  2. Rupon Chakma (16 anni), figlio di Sneha Kumar Chakma;
  3. Battya Chakma (18 anni);
  4. quattro persone del villaggio di Gangaram Doar e
  5. Dayal Chakma del villaggio di Chamini Chara.
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B. L'arresto di indigeni feriti

Sonali Chakma, moglie del disperso Rup Shanti Chakma

Molti indigeni Jumma sono stati feriti.  Tuttavia, quando alcuni di loro sono andati a farsi curare sono stati arrestati.  La lista che segue sono indigeni Jumma accolti all'ospedale Baghaichari che sono stati arrestati in relazione agli attacchi agli indigeni Jumma a partire dal 19 febbraio 2010:

  1. Sig. Reben Chakma (17 anni), del villaggio di Gulongmachara;
  2. Bharat Joti Chakma (22 anni), del villaggio di Hajachara village;
  3. Sig. Dhanasindhu Chakma (30 anni), figlio di Ranga Lal Chakma di Jagarabil;
  4. Sig. Nagar Prasad Chakma (50 anni), figlio di Dhirendra Chakma di Bedagichara;
  5. Sig. Rupayan Chakma (16 anni), figlio di Pritibindu Chakma di Golakmachara; e
  6. Sig. Batya Chakma (19), figlio di Kanta Mohan Chakma di Tindwajari.

Queste persone in stato d'arresto stanno adesso ricevendo cure mediche all'ospedale di Baghaichari sotto la sorveglianza della polizia.  Gli arresti sono stati condotti con lo scopo di intimorire gli Jumma in modo che non vadano negli ospedali del governo, contribuendo così a nascondere la verità sul reale numero dei feriti e dei morti.

Molti Jumma sono stati feriti negli attacchi.  Le identità di alcuni di loro sono13:

  1. Sig. Shanta Shil Chakma, figlio del Sig. Dhanaram Chakma di Chaminichara;
  2. Sig. Mrittunjoy Chakma di Jarulchari;
  3. Sig. Amar Jiban Chakma (30 anni), figlio del Sig. Majiban Chakma del blocco B di Bangaltali;
  4. Nibesh Chakma (35 anni), di Chaminichara;
  5. Dari Chakma (40 anni) di Nangalmara;
  6. Jitendra Chakma (35 anni) di Chaminichara;
  7. Prem Lal Chakma (26 anni) di Chaminichara; e
  8. Sig. Sushil Jibon Chakma (32 anni), figlio del Sig. Kina Moni Chakma del villaggio di Chaminichara.
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C. Distruzioni inferte

Condotta medica sponsorizzata dallo UNDP ridotta in cenereTra 200 e 300 case dei Jumma, un tempio buddhista, una chiesa e un centro gestito dall'UNDP sono stati completamente distrutti dalle fiamme.

L'AHCR è riuscita ad ottenere la seguente lista di persone le cui case e negozi sono stati distrutti dalle fiamme nella notte del 19 febbbraio 201014:

Villaggio di Gangaram Doar

Nome
Nome del padre
1
Indra Mohan Chakma
Dayal Kishta Chakma
2
Nila Moy Chakma
Pradeep Chandra Chakma
3
Lalu Chakma
Dayal Chand Chakma
4
Tongala Chakma
Raj Mohan Chakma
5
Suren Bikash Chakma
Sconosciuto
6
Kala Ketu Chakma
Sconosciuto
7
Sindu Ram Chakma
Sconosciuto
8
Nanda Kishor Chakma
Ramani Mohan Chakma
9
Amar Chakma
Sconosciuto
10
Ananda Chakma
Sconosciuto
11
Mintu Chakma
Lalu Chakma
12
Bilash Chakma
Sindu Ram Chakma
13
Litol Chakma
Karuna Moy Chakma
14
Bijoy Kanti Chakma
Subol Chandra Chakma
15
Nibesh Chakma
Sconosciuto
16
Binimoy Chakma
Sconosciuto
17
Rupok Chakma
Baburokujya Chakma
18
Kanti Chakma
Subol Chandra Chakma

Villaggio di Retkaba
Nome Nome del padre
1
Indra Chakma
Nilo Moni Chakma
2
Mintu Chakma
Dhananjoy Chakma
3
Rangachela Chakma
Kudukya Chakma
4
Gurichandra Chakma
Dari Chakma

La notte del 19 febbraio 2009 effettivi dell'esercito del Bangladesh hanno anche bruciato almeno sette negozi a Ladumani bazaar.  Segue la lista dei proprietari di questi negozi incendiati15:

Nome Nome del padre
1 Kina Dhan Chakma Ugra Sen Chakma
2 Rabindra Lal Chakma Surendra Chakma
3 Tantu Moni Chakma Rabindra Chakma
4 Prakash Joti Chakma Shanti Mohan Chakma
5 Polen Chakma Gyanendu Chakma
6 Bharatya Chakma Samar Singh Chakma
7 Rabi Joy Chakma Sconosciuto
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D. Le condizioni dei profughi interni (IDP, Internally Displaced People)

Profughi interni lasciati senza assistenzaAlmeno 1.500 indigeni Jumma sono stati ridotti ad essere profughi interni dagli attacchi.  Fin'ora le autorità non hanno procurato alcun'assistenza o riabilitazione ai profughi Jumma.  La maggior parte dei profughi Jumma si sono rifugiati nelle profonde foreste per paura di ulteriori attacchi.  La maggior parte delle vittime tra gli indigeni, le cui case sono state bruciate, hanno trascorso giorni senza cibo e all'addiaccio senza alcun aiuto da parte delle autorità.

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III. La reazione delle autorità: nascondere la verità

Il ministro per gli affari del CHT Dipankar Talukdar visita l'area colpitaPer quanto gli attaccchi siano stati premeditati e preparati dall'esercito del Bangladesh per aiutare i coloni illegali delle pianure a sottrarre la terra degli indigeni Jumma, si è tentato di far passare il massacro degli indigeni Jumma per uno scontro tra due comunità.  Non un solo colono illegale è stato ferito o ucciso, cosa che dimostra ancora una volta che non c' è stato uno scontro ma un massacro premeditato delle popolazioni indigene.

Effettivi dell'esercito del Bangladesh hanno invece attribuito la responsabilità agli indigeni Jumma.  Il 20 febbraio 2010 il Comandante Generale di Khagrachari M. M. Saleheen ha dichiarato che "L'esercito ha sparato tre colpi a salva per autodifesa dopo che i terroristi avevano aperto il fuoco contro di loro.  Non so chi abbia sparato gli altri colpi."16  L'esercito del Bangladesh ha inoltre sostenuto la ridicola tesi che gli abitanti indigeni avrebbero appiccato il fuoco alle loro stesse case17.

Questa è una completa falsità, considerato che sole persone armate nei villaggi quando hanno avuto luogo gli attacchi erano i soldati e la polizia.  Testimoni oculari Jumma hanno sostenuto che soldati dell'esercito del Bangladesh hanno fatto irruzione nei villaggi Jumma aprendo il fuoco sugli abitanti disarmati mentre i coloni illegali appiccavano il fuoco alle case dei Jumma18.

Dal 20 febbraio 2010 è stato imposto il coprifuoco nelle aree colpite per impedire che la verità raggiungesse l'esterno.  Soldati dell'esercito del Bangladesh hanno circondato tutte le aree coinvolte.  Hanno eretto barricate e impedito a qualsiasi osservatore indipendente, inclusi gli attivisti per i diritti umani e i giornalisti, di visitare le zone colpite.  Il 20 febbraio 2010 due giornalisti del Samakal e del Prothom Alo che hanno tentato di visitare queste zone sono stati attaccati.  I coloni gli hanno impedito l'accesso e hanno bruciato la motocicletta del corrispondente del Samakal19.

Il 21 febbraio 2010 il Ministro degli Affari del CHT, Dipankar Talukdar, durante una sua visita nell'area di Baghaihat ha assicurato che sarebbero stati presi provvedimenti contro i responsabili degli attacchi entro i sette giorni successivi.  Tuttavia, cosa interessante, egli ha sostenuto che ci sarebbero criminali responsabili degli attacchi sia nelle comunità indigene che in quelle bengalesi20.

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IV I retroscena degli attacchi contro le popolazioni indigene nel Sajek

Gli attacchi sono la conseguenza di un piano dell'esercito del Bangladesh di favorire l'installazione di coloni illegali delle pianure nelle terre degli indigeni Jumma.  Dal 2005 effettivi dell'esercito del Bangladesh hanno cercato di stabilire famiglie di coloni illegali bengalesi lungo la strada Sajek che va da  Baghaichari a Gangaram Mukh.  Gli abitanti dei villaggi indigeni Jumma da allora hanno protestato contro questo programma illegale di insediamento21.

Tuttavia nel 2008 i coloni bengalesi, con il diretto aiuto dell'esercito, hanno costruito illegalmente delle case nell'area di Gangaram su terra di proprietà di residenti Jumma.

Il 20 aprile 2008 centinaia di coloni illegali bengalesi sostenuti dall'esercito del Bangladesh hanno lanciato attacchi premeditati contro diversi villaggi jumma, ossia quelli di Nursery Para, Baibachara, Purba Para, Nangal Mura, Retkaba, Simana para e Gangaram Mukh, facenti parte dell'Unione Sajek, upazila (sottodistretto) di Baghaichari.  Oltre ad una chiesa e a due scuole gestite dall'UNICEF sono state date alle fiamme almeno 77 case nei villaggi jumma indigeni mentre quattro residenti indigeni dei villaggi sono stati feriti e centinaia sono diventati profughi interni.  E nessuno è stato ritenuto responsabile di queste atrocità22.

Dall'inizio del gennaio del 2010 i coloni illegali delle pianure, con l'assistenza di effettivi dell'esercito del Bangladesh di stanza nella zona di Baghaihat nel distretto di Rangamati, hanno portato avanti l'espansione dei loro insediamenti illegali nei villaggi dei Chakma.  Diverse case sono già state erette dai coloni sui terreni dei jumma occupati con la foza.

Gli abitanti dei villaggi jumma, sotto la bandiera del Comitato Sajek Bhumi Rakkha (Comitato per la Protezione del Diritto alla Terra del Sajek), hanno presentato un memoriale al funzionario del Baghaichhari Upazila Nirbahi con un ultimatum per il 16 gennaio 2010 per la restituzione delle loro terre.  Alla scadenza dell'ultimatum non accompagnata da alcun risultato concreto il 16 gennaio 2010 gli abitanti dei villaggi jumma hanno iniziato le loro azioni di protesta e il 18 gennaio 2010 hanno iniziato il boicottaggio del mercato di Baghaihat.

La notte del 19 febbraio 2010 soldati dell'esercito del Bangladesh e le forze di sicurezza hanno iniziato a bruciare i villaggi degli indigeni per espandere gli insediamenti dei coloni illegali delle pianure.

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V Conclusioni e raccomandazioni

Il Primo Ministro Sheikh Hasina, che ha ricevuto di recente il Premio per la Pace Indira Gandhi per aver promosso, tra le altre cose, "la pace portando a soluzione (il problema del)le prolungate insurrezioni nel Bangladesh firmando l'Accordo per la Pace per la Catena delle Colline del Chittagong"23, ha mantenuto un meditato silenzio riguardo il massacro pianificato della popolazione indigena jumma nel Sajek.

La comunità internazionale deve prender nota che il 20 aprile 2008 centinaia di coloni illegali con il sostegno dell'esercito del Bangladesh hanno lanciato un attacco premeditato contro sette villaggi indigeni Jumma, ossia i villaggi di Nursery Para, Baibachara, Purba Para, Nangal Mura, Retkaba, Simana Para e Gangaram Mukh nell'Unione di  Sajek, Upazila (sotto-distretto) di Baghaichari.  L'allora Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, il Generale Moeen U Ahmed, visitò le aree colpite il 29 aprile 2008.  Sia i coloni che avevano attaccato i Jumma indigeni per impossessarsi delle loro terre che i Jumma indigeni, che erano stati resi nullatenenti nell'arco di una notte, ricevettero lo stesso aiuto per il loro sostegno.  Non fu condotta alcuna stima dei danni subiti per deteminare l'ammontare dei risarcimenti24.

Non sono state condotte investigazioni su nessuno di questi attacchi contro le popolazioni indigene.  Questo fatto ha creato la sensazione che i Jumma indigeni possano essere inpunemente uccisi, cosa che infatti ha incoraggiato altre violenze contro le popolazioni indigene.  La politica comune seguita dalle autorità del Bangladesh, dal governo fino ai funzionari di più basso livello, sta perpetuando le più oltraggiose violazioni dei diritti umani contro le popolazioni Jumma nella Catena delle Colline del Chittagong in Bangladesh.

Il massacro di indigeni Jumma nell'area di Sajek compiuta a partire dal 19 febbraio 2010 dimostra ancora una volta che alle popolazioni indigene Jumma non sta più di battersi per assicurarsi la restituzione delle terre sottratte che la Commissione Fondiaria aveva stabilito nell'Accordo per il CHT del 1997 dovessero essere restituite ai Jumma dai coloni illegali delle pianure.  L'impegno che si prospetta ai Jumma sta invece nel difendere le terre che gli rimangono che i coloni illegali, forti del sostegno dei vari governi del Bangladesh che si sono succeduti nel tempo, sono determinati ad occupare con la forza.  Questo è il fulcro del problema dei continui attacchi condotti contro le popolazioni Jumma del Bangladesh anche dopo la firma dell'Accordo di Pace per la CHT del 1997.

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Raccomandazioni

All'Unione Europea:

Al Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP)

Al Dipartimento Delle Nazioni Unite per le Operazioni per la Salvaguardia della Pace

All'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani

Alla Commissione Nazionale per i Diritti Umani del Bangladesh (NHRC)

Al Governo del Bangladesh

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Note
  1. "Le colline rimangono tese" [Hills remain tense], articolo del The Daily Star del 22 febbraio 2010, disponibile su: http://www.thedailystar.net/newDesign/news-details.php?nid=127367 ritorno
  2. Da un messaggio di posta elettronica di Parbatya Chattagram Jana Samhati Samiti del 21 febbrario 2010; vedasi anche "Incidenti incendiano di nuovo le colline" [Trouble flares in hills again], articolo del The Daily Star del 21 febbraio 2010, http://www.thedailystar.net/newDesign/news-details.php?nid=127234  ritorno
  3. Centro Asiatico per i Diritti Umani [ACHR], "L'esercito del Bangladesh incendia villaggi Chakma sponsorizzati dall'ONU" [Bangladesh army burns down UN sponsored Chakma villages], comunicato stampa del 20 febbraio 2010, disponibile su: http://www.achrweb.org/press/2010/BD01-2010.html ritorno
  4. Circolare inviata per posta elettronica del Parbatya Chattagram Jana Samhati Samiti, 22 febbraio 2010 ritorno
  5. "Le colline rimangono tese" [Hills remain tense], articolo del The Daily Star del 22 febbraio 2010, disponibile su: http://www.thedailystar.net/newDesign/news-details.php?nid=127367 ritorno
  6. "Lo UPDF respinge la versione dell'esercito degli scontri nel Sajek" [UPDF rejects army version of Sajek incident], chtnews.com [dominio registrato ma non in linea il 27 marzo 2010], notizia n. 37/2010, 21 febbraio 2010 ritorno
  7. Circolare per posta elettronica del Parbatya Chattagram Jana Samhati Samiti, 21 febbraio 2010 ritorno
  8. "Incidenti incendiano di nuovo le colline" [Trouble flares in hills again], articolo del The Daily Star del 21 febbraio 2010, http://www.thedailystar.net/newDesign/news-details.php?nid=127234 ritorno
  9. ibid. ritorno
  10.  ibid. ritorno
  11. Da un messaggio di posta elettronica di Parbatya Chattagram Jana Samhati Samiti del 21 febbrario 2010; ritorno
  12.  "Lo UPDF respinge la versione dell'esercito degli scontri nel Sajek" [UPDF rejects army version of Sajek incident], chtnews.com [dominio registrato ma non in linea il 27 marzo 2010], notizia n. 37/2010, 21 febbraio 2010 ritorno
  13. Circolare per posta elettronica del Parbatya Chattagram Jana Samhati Samiti, 21 febbraio 2010 ritorno
  14. Circolare per posta elettronica del Fronte Democratico del Popolo Unito [UPDF], Bangladesh, 19 febbraio 2010 ritorno
  15. ibid. ritorno
  16. "Lo UPDF respinge la versione dell'esercito degli scontri nel Sajek" [UPDF rejects army version of Sajek incident], chtnews.com [dominio registrato ma non in linea il 27 marzo 2010], notizia n. 37/2010, 21 febbraio 2010 ritorno
  17. "Le colline rimangono tese" [Hills remain tense], articolo del The Daily Star del 22 febbraio 2010, http://www.thedailystar.net/newDesign/news-details.php?nid=127367 ritorno
  18. "Lo UPDF respinge la versione dell'esercito degli scontri nel Sajek" [UPDF rejects army version of Sajek incident], chtnews.com [dominio registrato ma non in linea il 27 marzo 2010], notizia n. 37/2010, 21 febbraio 2010 ritorno
  19. ibid. ritorno
  20. Circolare inviata per posta elettronica del Parbatya Chattagram Jana Samhati Samiti, 21 febbraio 2010 ritorno
  21. ibid. ritorno
  22. IL SAJEK RIDOTTO IN CENERE, della rete dei Popoli Indigeni e Tribali Asiatici [Asian Indigenous and Tribal Peoples Network], Nuova Delhi, giugno 2008 ritorno
  23. "Sheikh Hasina riceve il premio Indira Gandhi per la pace", The Outlook, 19 novembre 2009, http://news.outlookindia.com/item.aspx?669732 ritorno
  24. IL SAJEK RIDOTTO IN CENERE, della rete dei Popoli Indigeni e Tribali Asiatici [Asian Indigenous and Tribal Peoples Network], Nuova Delhi, giugno 2008 ritorno
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triangolo rosso

Centro Asiatico per i Diritti Umani (ACHR)

[lo ACHR gode dello status di Ente Speciale Consultativo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite]
C-3/441-C, Janakpuri, New Delhi-110058, India Telefono/Fax: +91-11-25620583, 25503624
            Email: suhaschakma@achrweb.org; Website: www.achrweb.org
triangolo nero

Appello in linea dal 06 marzo 2010
Ultima modifica: 09 agosto 2010


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