Raccolta
di
alcune
opinioni espresse sul fatto che il buddhismo non sia da
considerare una religione
Ultima revisione: 20 settembre 2010
Diverse persone si dimostrano
riluttanti a considerare il buddhismo, che non crede né si
esprime in alcun modo sull'esistenza di un essere ultramondano creatore
e sovrano dell'universo, che basa la sua dottrina, etica e pratica
sull'esperienza personale invece che su un dogma di origine divina o su
un costume sancito da un testo sacro, che rinuncia a voler assumere il
potere sulla vita e i costumi della società laica entro la quale
si trova ad esistere, il cui clero propugna e (in
teoria! :-) vive nella coltivazione dei valori della rinuncia e
della morigeratezza, che nega dottrinalmente la stessa esistenza di
un'anima immortale e incorruttibile (dottina dell'anattā), una religione. Altri,
molti altri, invece sostengono che lo sia, anche se una religione di
una
natura molto diversa rispetto a quelle semitiche monoteiste.
Senza entrare nel dibattito e astenendosi dal riportare un quadro
esaustivo delle due posizioni, riporto solamente alcune notevoli
opinioni a sostegno della tesi che il buddhismo sia una realtà
troppo diversa da quello che comunemente si intende nel mondo
occidentale con religione per l'esservene incluso, più qualche
nota storica sulla denominazione storica dell'insegnamento del Buddha
Sakyamuni.
Indice
- Il Buddha non era un buddhista
- Il buddhismo e il sovrannaturale
- Che cos'è il buddhismo
- Il buddhismo: la saggezza dela
compassione e del risveglio [Buddhism:
The
Wisdom of Compassion and Awakening]
- La storia del buddhismo - una guida
concisa alla sua storia e insegnamenti [The Story of Buddhism - a concise guide
to its history &
teachings]
- Un viaggio nella tradizione buddhista
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☸❦☸❦☸
http://www.buddhistchannel.tv/index.php?id=6,9070,0,0,1,0
Il Buddha non era un
buddhista
[Estratto]
Ma questi sono insegnamenti di
cosa? Cos'è il
buddhismo? Sembra una religione, ma lo è?
Ci sono molte definizioni di religione. Alcune sono così
ampie da includere il club di giardinaggio del quartiere.
[...]
Se fate una ricerca per "religioni del mondo" troverete "buddhismo" su
ogni lista. Questo fa del buddhismo una religione? Questo
vuol dire che siccome sono un buddhista sono "religioso"?
[...]
Quegli insegnamenti descrivono ancora oggi un itinerario interiore
profondamente personale che è spirituale, si, ma non
religioso. Il Buddha non era un dio, non era neanche un
buddhista. Non vi si chiede di avere più fede nel Buddha
di quanta ne avete in voi stessi.
Ma il punto focale è in queste righe:
Iniziamo con il portare la mente in un
modo aperto, inquisitivo e
scettico a qualsiasi cosa sentiamo, leggiamo o vediamo che si presenta
come la verità. La esaminiamo con la ragione e la
mettiamo alla prova nella meditazione e nelle nostre vite. Man
mano che acquistiamo profondità di visione nei meccanismi della
mente, impariamo a riconoscere e a saper gestire le nostre esperienze
dei pensieri e delle emozioni. Scopriamo le abitudini del
pensiero che sono inaccurate e che non sono di aiuto e
iniziamo a correggerle. [...] In questo senso gli insegnamenti
del Buddha sono un metodo di investigazione, o una scienza della mente.
La religione, d'altra parte, spesso ci fornisce le risposte alle grandi
questioni della vita sin dall'inizio. Non ci dobbiamo ragionare
sopra gran che. Impariamo che cosa pensare e credere e il nostro
compito è di tenere fede a questo schema, non di metterlo in
discussione. Assumessimo gl'insegnamenti del Buddha come risposte
definitive che non hanno bisogno di essere esaminate, allora staremmo
praticando il buddhismo come una religione.
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Traduzione di un breve estratto da: http://sujato.wordpress.com/2010/03/11/buddhism-the-supernatural/
Il buddhismo e il
sovrannaturale
di Bhante Sujato
Ma se consideriamo la cosa seriamente,
il buddhismo non godrebbe dello stato di religione ai fini delle
donazioni di beneficenza in Australia (e in molti altri posti).
La
definizione
Australiana a riguardo dice che:
«...non c'è ragione di
modificare la decisione presa dall'Alta Corte nel caso di Scientology
che una religione deve avere due caratteristiche: credere in un'Essere,
Entità o Principio sovrannaturale; e che siano accettati canoni
di condotta che rendano pratica questa credenza presso almeno una parte
della comunità. L'assenza di sottomissione indica una
diversa definizione di religione.»
Questo per me è curioso sotto diversi aspetti. Per prima cosa mi
chiedo se il buddhismo debba ricadere in questa definizione.
Direi infatti che decisamente il buddhismo non crede nel sovrannaturale
com'è normalmente inteso - dichiarazione questa che, tuttavia,
necessita di qualche chiarimento.
☸❦☸❦☸
Che cos'è il
buddhismo
Di Sayagyi U Ba Khin, in: Dharma,
num.
33,
aprile 2010, pag. 11.
Gli insegnamenti del Buddha.
Il buddhismo non è un religione
secondo l'accezione che il termine ha nel dizionario
4,
perché
non
ha il fondamento di una causa di tutto come le altre
religioni. Parlando strettamente, il buddhismo è un
sistema di filosofia coordinato con un codice di moralità fisica
e mentale, che ha come obiettivo l'estinzione della sofferenza e della
morte.
Tratto dalla conferenza n.2 del
30/09/1951, Rangoon, Birmania.
4) nel testo segue la definizione che di religione
da lo "Oxford English Dictionary", qui non riportata.
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Il buddhismo: la
saggezza dela compassione e del risveglio [Buddhism: The Wisdom
of Compassion and Awakening]
Dal primo VCD della serie che raccoglie insegnamenti dati dal
Venerabile Maestro Chin Kung e letti dalla Venerabile Wu Ling. Miami,
Florida, USA, 1991. Edizione: Silent Voices. http://www.amtb.org.tw/
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Il buddhismo è
un'educazione della saggezza e la comprensione della vita e
dell'universo.
|
Non è una religione.
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Nella traduzione che segue è reso un profilo storico del termine
"buddhismo" e del suo uso. Aiuta ad inquadrare il problema, ma
certo non lo risolve.
La storia del
buddhismo - una guida concisa alla sua storia e insegnamenti [The Story of Buddhism
- a concise guide to its history &
teachings]
di Donald S. Lopez, Jr., HarperSanFrancisco, USA 2001, 276 pagine,
ISBN 0-06-069976-0; Introduzione, pagg.11-13
È importante notare che scrivere
un'opera di un solo volume dal titolo: "La storia del buddhismo"
è fare una cosa decisamente moderna e, fino a poco tempo fa, non
buddhista. Persino il termine buddhismo
è di fattura recente. Nell'Europa del XVII secolo erano
solo quattro quelle che si chiamavano religioni: il cristianesimo,
l'ebraismo, l'islam e il paganesimo (chiamato anche idolatria).
La storia dello studio accademico della religione sta in un certo senso
sostituendo il paganesimo con una lista più lunga di -ismi:
hinduismo, confucianesimo, taoismo, shintoismo, sikhismo e,
naturalmente, buddhismo. Hinduismo è un termine derivato
da hind, una parola persiana
che indica la valle del fiume Indo, un'area che oggi si trova in
Pakistan ed è abitata da musulmani. Lo hinduismo non ha
correlazione con il sanscrito, la sua lingua sacra. Il buddhismo
è un caso un po' più complicato. Non possiamo
veramente dire con certezza come chiamasse il Buddha stesso quello che
diceva. Come abbiamo visto in precedenza, nessuna di quelle che i
fedeli considerano le sue parole furono scritte prima di circa quattro
secoli dopo che egli entrò nel nirvāna.
Tuttavia,
quando
furono messi per iscritto, lo troviamo che si
riferisce a quello che ha insegnato come il dharma vinaya. Dharma è famosamente
intraducibile; i traduttori del XIX secolo solitamente usavano "legge"
per dharma. Più
di recente è spesso tradotto con insegnamenti o dottrina. Vinaya si riferisce alle regole
della disciplina monastica. E così il Buddha aveva diviso
quello che aveva insegnato in, forse, un insieme di dottrine e un
insieme di regole. Al corpo dei suoi insegnamenti si è poi
fatto riferimento in sanscrito come al buddhadharma, l'insegnamento o
la dottrina del Buddha, e ai suoi seguaci come ai bauddha, buddhisti. E
così esisteva in sanscrito un aggettivo, bauddha, che può essere reso
accuratamente con "buddhista", anche se c'era poco consenso su che cosa
includeva di preciso.
Ma il termine buddhismo
è stato adottato dai buddhisti solo di recente. Nello Sri
Lanka quello che potremmo chiamare buddhismo è detto
semplicemente sāsana,
l'insegnamento. In Tibet il termine usato più di frequente
è nang pa'i chos, la
religione degli adepti. In Cina è fo jiao, l'insegnamento del Buddha (fo una volta era pronunciato budh in cinese). In Giappone
è butsudo, la via del
Buddha. Nel corso della storia di queste tradizioni, oltre al
riconoscimento dell'India come la terra natale del Buddha, c'è
poco senso di appartenenza ad una singola entità chiamabile
buddhismo da parte dei referenti di ciascuna denominazione.
Queste erano, invece, come una varietà di dialetti, non sempre
reciprocamente comprensibili.
Mentre la cognizione dell'appartenenza ad una stessa tradizione
panasiatica tra i buddhisti era scarsa, tra i viaggiatori europei che
li incontravano regnava la confusione. È solo nel 1801 che
lo Oxford English Dictionary
registra l'uso del termine Boudhism,
cambiato
in
Buddhism nel 1816
nella frase dell'autore di un contributo all'Asiatic Journal: "Il nome e le
peculiarità del buddhismo hanno fortemente catturato la mia
attenzione". Nel 1829 Edward Upham ha pubblicato The History and Doctrine of Budhism, la prima
opera in inglese ad avere questa parola, per quanto mancante di una d, nel suo titolo. Ma anche
alla fine del XIX secolo non era sempre chiaro chi fosse il referente e
la compitazione del termine fu, in un caso famoso, alterata
intenzionalmente. Madame Blavatsky, fondatrice della
Società Teosofica, ricordata come una delle figure di primo
piano nel rinascimento buddhista nello Sri Lanka, faceva una
distinzione tra le pratiche corrotte dei buddhisti asiatici, che
chiamava buddhismo, e una scienza di illuminazione più esoterica
chiamata budh-ismo, un sinonimo di teosofia.
È solamente con l'invenzione della categoria di religione, con i
suoi componenti obbligatori di un fondatore, delle scritture sacre e di
un corpo dottrinale fisso, che il buddhismo arriva ad essere
considerato una religione mondiale. Ma anche allora era
considerata da molti europei una rivale del cristianesimo.
Durante il XIX secolo monaci di varie tradizioni presero a parlare di
un unico buddhismo panasiatico nel tentativo di contrastare gli
attacchi dei missionari cristiani e dei funzionari coloniali. Uno
dei primi tentativi di riunire il buddhismo sotto un solo credo (e una
sola bandiera) fu condotto non da un buddhista asiatico ma da un
teosofista, il colonnello Henry Steel Olcott. Nel 1891
formulò una lista di quattordici principi piuttosto blandi ("1.
Ai buddhisti si insegna di mostrare la stessa tolleranza, sopportazione
e amore fraterno verso tutti gli uomini, senza distinzioni; e una
gentilezza salda nei confronti dei membri del regno animale"), principi
che, con un certo sforzo, persuase ad adottare ad un certo numero di
leader buddhisti srilankesi, birmani e giapponesi.
☸❦☸❦☸
Traduzione di un estratto dell'articolo:
http://www.buddhistchannel.tv/index.php?id=9,9499,0,0,1,0
Un viaggio nella
tradizione buddhista
Di Pradeep Sebastian, The Hindu, Sept 4, 2010
Il nuovo libro di Stephen Batchelor sul buddhismo provoca e lancia una
sfida mentre ravviva una vecchia controversia.
Nuova
Delhi, India -- Quello
che Stephen Batchelor dice su quello che il Buddha veramente insegnava
— che finiate per accettarlo oppure no — è innegabilmente
sorprendente, bello e visionario: Gotama, ci dice, parlava della via
mediana come di “un'antico sentiero su cui viaggiava la gente nel
passato... Seguendolo arrivò presso le rovine una città
con parchi, stagni, giardini, muraglioni, un luogo delizioso.
<< Gli scorci
che Batchelor ci offre mentre viaggia addentrandosi nei testi pali sono
brillanti,
abbaglianti e ricchi di una chiarezza penetrante. Foto: gentile
concessione di www.stephenbatchelor.org
Dice al re di restaurare la città perché possa diventare
un successo, perché diventi prospera e si riempia una volta
ancora di
abitanti... Gotama non ha detto che il sentiero conduca al
nirvana, ma al restauro di una città — il suo insegnamento, il
Dhamma — come la
struttura di una civilità.”
Un cambiamento di prospettiva radicale
Il buddhismo, sostiene Batchelor, è “non una religione fondata
su un credo, ma un'ampia cultura del risveglio.” Il suo nuovo
libro, Confessioni di un buddhista ateo [Confession of a Buddhist Atheist],
ha ravvivato una vecchia controversia che divide i circoli buddhisti:
che l'autentico cuore dell'insegnamento del Buddha sia non-teistico,
non-religioso; una pratica secolare, non mistica. Questa enfasi —
sul fatto che il Buddha non abbia fondato una religione — non è
nuova, ma Batchelor è uno degli
scrittori contemporanei sul Buddhismo più stimati e ampiamente
letti e la
sua interpretazione che l'illuminazione del Buddha “aveva a che fare
con un cambiamento di prospettiva radicale [piuttosto] che con
l'acquisizione di una conoscenza privilegiata di una qualche
verità elevata” ha provocato, lanciato una sfida (e deliziato) i
buddhisti praticanti in un modo che altri scritti agnostici sul
buddhismo non hanno fatto.
Nota del
traduttore:
Segue la traduzione in italiano del sutta
dove si racconta di questa metafora del sentiero abbandonato che si
addentra in una foresta e che conduce ad un'antica città
abbandonata. Compare nel Saṃyutta
Nikāya, Seconda parte, Nidāna-vagga
(sezione delle condizioni), Libro I, Nidāna-saṃyuttaṃ
(I sutta delle condizioni), VII Mahāvagga
(Capitolo lungo), 65 La città,
dell'edizione Astrolabio Ubaldini a cura di Vincenzo
Talamo, Roma 1998, pag. 246.
[Dai paragrafi 1 al 18 il Buddha espone
l'insegnamento del paticca samuppāda,
la
concatenazione
di causa ed effetto]
19. "O bhikkhu,
è come se un uomo, andando per il bosco di un declivio,
scoprisse un'antica strada rettilinea già percorsa da uomini
d'altri tempi, la seguisse e, seguendola, scoprisse un'antica
città, un'antica capitale già abitata da uomini d'altri
tempi, adorna di giardini, di parchi, di laghetti, munita di mura,
incantevole.
20. "E allora quell'uomo, o bhikkhu,
riferisse
la
cosa
al re o al reale primo ministro: 'Sappi, o signore,
che io andando per il bosco di un declivio ho scoperto un'antica strada
rettilinea ... ho scoperto un'antica città ... adorna di
giardini ... incantevole. Signore, restaura quella città!'.
21. "E allora, o bhikkhu,
il
re
o il reale primo ministro restaurasse quella città, e
quella città divenisse in seguito prospera e
fiorente, popolosa, piena di gente, ricca e opulenta.
"Similmente, o bhikkhu,
io
ho
scoperto un antico, retto sentiero, già percorso da
perfetti perfettamente Svegliati d'altri tempi.
22. "E qual è, o bhikkhu,
quest'antico
retto
sentiero
già percorso da perfetti
perfettamente Svegliati d'altri tempi? Precisamente questo nobile
ottuplice sentiero, e cioè: retta visione, retta risoluzione,
retta parola, retta azione, retti mezzi di vita, retto sforzo, retta
consapevolezza, retta concentrazione. Proprio questo, o bhikkhu,
è l'antico, retto sentiero già percorso da rerfetti
perfettamente Svegliati d'altri tempi. Io l'ho seguito e, seguendolo,
ho compreso invecchiamento e morte, ho compreso l'origine, la
dissoluzione di invecchiamento e morte e la via che conduce alla
dissoluzione di invecchiamento e morte.
23-32. "Io l'ho seguito e, seguendolo, ho compreso la nascita
... l'esistenza ... i saṅkāra
... la via che conduce alla dissoluzione dei saṅkāra.
33. "Questo avendo compreso, l'ho spiegato ai bhikkhu, alle bhikkhunī, ai seguaci laici, alle
seguaci laiche. Pertanto, o bhikkhu,
la
prospera
e
fiorente condizione di purezza, rinomata, eccelsa,
è stata ben illustrata e il più largamente diffusa tra
gli uomini".
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d'autore sono detenuti dagli'Autori e/o dagli Editori degli originali.
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